1.
EDUCARE, VERBO DELICATO
Pensavo che la riflessione da proporre poteva partire da una celebre
frase di Margherita che è utilizzata su di un manifesto:
“Educare, verbo delicato”. Domandarsi il perché è delicato è
forse il modo per capire come andare avanti su questa riflessione
che coinvolge il rapporto tra il genitore e la scuola. Io non posso
dire cosa volesse intendere esattamente Margherita, ma credo che
abbia detto qualcosa perché ognuno rifletta. L’operazione è
tutta da fare, non è da ricordare. Siamo per progettare, per andare
avanti.
Una delle possibili
riflessioni potrebbe essere questa: educare è particolarmente
delicato perché è incontro ed è incontro di molti elementi.
Quindi è un intreccio in cui la funzione di ogni elemento non può
prevaricare, superare e quindi essere prepotente nei confronti degli
altri. Pertanto quest’azione dell’educare deve avere una sua
delicatezza, deve poter entrare in contatto con gli altri. Qui non
si tratta di essere delicati nel senso di cerimoniosi. Delicati
significa capire i toni giusti, non avere un solo tono. Delicato
vuol dire modificare il proprio modo d’esser in rapporto
all’interlocutore e a quello che è l’esigenza del momento. La
delicatezza degli incontri, che sono molti, è proprio la
delicatezza dell’educare.
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Titolo
1) Educare, verbo
delicato
2) Educare
= attraversare
3) Rituale
= far scorrere
4) I
mediatori
5) Pluralità
di soggetti, pluralità d'intenzioni
6) La
morte e il dolore
7) La
capacità di essere responsabili
8) La
scomparsa dei riti di passaggio
9) Spazi
di ospitalità nella scuola |