4.
I MEDIATORI
Noi che rituali
abbiamo? Non ne abbiamo. Noi abbiamo delle partecipazioni alla vita
scolastica che sono di carattere funzionale. Questo è un
impoverimento, perché credo che uno degli esempi utili da capire in
Margherita è proprio questa grande cura degli aspetti che ho
chiamato rituali. Margherita aveva una grande attenzione
all’organizzazione di spazi, di oggetti e tempi che permettessero
ai diversi personaggi che entrano in contatto in quell’ambiente,
anche venendo da lontano, di avere la loro collocazione prima ancora
di essersi dichiarati, di avere capito se hanno a che fare con
persone simpatiche o antipatiche.
“Mediatori”.
Ecco un altro elemento di grande importanza. L’incontro con i
genitori è povero di rituali e forse bisogna proprio lavorare su
questo. Non si possono però inventare a tavolino i rituali.
Evidentemente la parola stessa richiama qualche cosa che deve avere
un’elaborazione nel tempo. Un’altra dimensione di quella
“delicatezza dell’educare” è infatti il TEMPO. Ci vuole del
tempo.
A volte le cose si
stabiliscono non nel giro di una successione rapida di persone, ma
forse proprio nell’intreccio della memoria con due, tre, quattro
passaggi e ci sono delle persone che diventano testimoni del
passaggio delle consegne. Questa è una trama che organizza i
mediatori rituali. Oggi sono più necessari di ieri, perché oggi
abbiamo sempre più a che fare con una popolazione nostra che viene
da molti orizzonti. Ci tengo a dire “NOSTRA” perché non ho
nessuna voglia di dire che chi non è nato nel paese in cui siamo
non sia concittadino. Noi siamo concittadini e ci sono italiani che
sono di origine magrebina, italiani che sono di origine albanese, ma
siamo italiani perché apparteniamo alla stessa popolazione anche se
veniamo da abitudini diverse, da credenze diverse, da fedi diverse,
da motivi di stare insieme che non sono caratterizzati nello stesso
modo. Proprio per questo vale la pena attivare degli scambi in cui
si possa però anche dire non sono d’accordo con te, ma questo si
dice meglio se ci sono dei mediatori, se ci sono dei rituali. E
questo è un primo punto importante che mi piace affrontare perché
stiamo costruendo una società multietnica in cui le persone vengono
da un lontano che è anche molti chilometri. Ma anche se venissero
dalla casa vicina è un lontano uguale, perché entrano in contatto
con un aspetto dell’educazione dei figli in cui ognuno mette un
suo investimento ed è difficile immaginare che tutti abbiamo la
stessa visione. Forse abbiamo lo stesso stereotipo, ma dagli
stereotipi bisogna fuggire. La scuola fa spesso il conto con gli
stereotipi e nella scuola a volte si sentono richieste da parte di
genitori che sono relativamente approfondite e che riguardano per
esempio esigenze di fare una scuola seria che però vuol dire
punizioni. Però accanto a quel genitore che dice questo ce n’è
un altro che sembra essere molto permaloso se il figlio o la figlia
viene punita. Allora ci sono proprio esigenze diverse. Non si può
dire non ce ne curiamo o prendiamone una come quella giusta e le
altre le lasciamo andare. Non si può fare il tribunale, bisogna
fare l’incontro. E l’incontro ha bisogno di rituali e mediatori.
I mediatori possono essere trovati e non diventare rituali oppure
possono essere trovati e diventare rituali.
Una scuola che
aveva una popolazione scolastica composita, in cui ho fatto delle
condivisioni in passato, ha ritenuto utile organizzare delle piccole
merende, in cui gli inviti erano di preparare il cibo che ritenevano
più bello per presentare la loro famiglia e le loro origini, ma
senza obblighi, perché non era sensato obbligare le persone che
magari desiderano integrarsi nel nostro mondo a farsi conoscere
immediatamente con il cuscus. Qualcuno desidera non essere
folklorizzato. Questo delle merende divenne un piccolo rituale che
andò avanti abbastanza nel tempo, ma non per sempre. E’ giusto
che vi siano nascite e morti dei rituali e non diventino delle cose
stanche e ripetute senza convinzione.
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Titolo
1) Educare, verbo
delicato
2) Educare =
attraversare
3) Rituale = far
scorrere
4) I mediatori
5) Pluralità di
soggetti, pluralità d'intenzioni
6) La morte e il
dolore
7) La capacità di
essere responsabili
8) La scomparsa dei
riti di passaggio
9) Spazi di
ospitalità nella scuola |