Il ruolo della famiglia DENTRO LA SCUOLA

RELATORE: PROF. ANDREA CANEVARO
direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione
dell'Università degli Studi di Bologna e membro del Consiglio di Amministrazione del CEIS di Rimini.
 


4.  I MEDIATORI

Noi che rituali abbiamo? Non ne abbiamo. Noi abbiamo delle partecipazioni alla vita scolastica che sono di carattere funzionale. Questo è un impoverimento, perché credo che uno degli esempi utili da capire in Margherita è proprio questa grande cura degli aspetti che ho chiamato rituali. Margherita aveva una grande attenzione all’organizzazione di spazi, di oggetti e tempi che permettessero ai diversi personaggi che entrano in contatto in quell’ambiente, anche venendo da lontano, di avere la loro collocazione prima ancora di essersi dichiarati, di avere capito se hanno a che fare con persone simpatiche o antipatiche.

“Mediatori”. Ecco un altro elemento di grande importanza. L’incontro con i genitori è povero di rituali e forse bisogna proprio lavorare su questo. Non si possono però inventare a tavolino i rituali. Evidentemente la parola stessa richiama qualche cosa che deve avere un’elaborazione nel tempo. Un’altra dimensione di quella “delicatezza dell’educare” è infatti il TEMPO. Ci vuole del tempo.

A volte le cose si stabiliscono non nel giro di una successione rapida di persone, ma forse proprio nell’intreccio della memoria con due, tre, quattro passaggi  e ci sono delle persone che diventano testimoni del passaggio delle consegne. Questa è una trama che organizza i mediatori rituali. Oggi sono più necessari di ieri, perché oggi abbiamo sempre più a che fare con una popolazione nostra che viene da molti orizzonti. Ci tengo a dire “NOSTRA” perché non ho nessuna voglia di dire che chi non è nato nel paese in cui siamo non sia concittadino. Noi siamo concittadini e ci sono italiani che sono di origine magrebina, italiani che sono di origine albanese, ma siamo italiani perché apparteniamo alla stessa popolazione anche se veniamo da abitudini diverse, da credenze diverse, da fedi diverse, da motivi di stare insieme che non sono caratterizzati nello stesso modo. Proprio per questo vale la pena attivare degli scambi in cui si possa però anche dire non sono d’accordo con te, ma questo si dice meglio se ci sono dei mediatori, se ci sono dei rituali. E questo è un primo punto importante che mi piace affrontare perché stiamo costruendo una società multietnica in cui le persone vengono da un lontano che è anche molti chilometri. Ma anche se venissero dalla casa vicina è un lontano uguale, perché entrano in contatto con un aspetto dell’educazione dei figli in cui ognuno mette un suo investimento ed è difficile immaginare che tutti abbiamo la stessa visione. Forse abbiamo lo stesso stereotipo, ma dagli stereotipi bisogna fuggire. La scuola fa spesso il conto con gli stereotipi e nella scuola a volte si sentono richieste da parte di genitori che sono relativamente approfondite e che riguardano per esempio esigenze di fare una scuola seria che però vuol dire punizioni. Però accanto a quel genitore che dice questo ce n’è un altro che sembra essere molto permaloso se il figlio o la figlia viene punita. Allora ci sono proprio esigenze diverse. Non si può dire non ce ne curiamo o prendiamone una come quella giusta e le altre le lasciamo andare. Non si può fare il tribunale, bisogna fare l’incontro. E l’incontro ha bisogno di rituali e mediatori. I mediatori possono essere trovati e non diventare rituali oppure possono essere trovati e diventare rituali.

Una scuola che aveva una popolazione scolastica composita, in cui ho fatto delle condivisioni in passato, ha ritenuto utile organizzare delle piccole merende, in cui gli inviti erano di preparare il cibo che ritenevano più bello per presentare la loro famiglia e le loro origini, ma senza obblighi, perché non era sensato obbligare le persone che magari desiderano integrarsi nel nostro mondo a farsi conoscere immediatamente con il cuscus. Qualcuno desidera non essere folklorizzato. Questo delle merende divenne un piccolo rituale che andò avanti abbastanza nel tempo, ma non per sempre. E’ giusto che vi siano nascite e morti dei rituali e non diventino delle cose stanche e ripetute senza convinzione.


Titolo

1) Educare, verbo delicato

2) Educare = attraversare

3) Rituale = far scorrere

4) I mediatori

5) Pluralità di soggetti, pluralità d'intenzioni

6) La morte e il dolore

7) La capacità di essere responsabili

8) La scomparsa dei riti di passaggio

9) Spazi di ospitalità nella scuola