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Cavallo Pazzo |
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Gli agenti delle
riserve, anche in questo veri e propri agenti al servizio
dei burocrati dell’Est, si diedero un buon da fare per demolire la figura irreprensibile di Cavallo Pazzo, artefice
con Toro Seduto della disfatta di Custer. Cominciò a circolare la voce che l’Oglala
stesse preparando una rivolta. La cosa era ovviamente impossibile, in quanto i
confini della riserva non vennero mai smobilitati dell’esercito e gli indiani non potevano disporre di alcun tipo di arma.
Poiché la moglie dell’Oglala era gravemente malata tubercolosi, Cavallo Pazzo chiese
il permesso di condurla a Fort Robinson, dove c’era un servizio medico di cui
lui si fidava. Il permesso gli fu ovviamente negato ma l’Oglala lo ignorò
e si mise in cammino. Quando Cavallo Pazzo arrivò al Forte i soldati colsero
subito l'occasione per arrestarlo. Fu pertanto invitato a seguire 2 funzionari dentro una
baracca per parlare. Allorché l’Oglala si accorse che si trattava della
prigione, oppose resistenza. Si trovò tutti contro, compreso Piccolo Grande
Uomo, uno dei guerrieri un tempo a lui più fedeli, e lo stesso Nuvola Rossa che
da fuori incitava i suoi perché lo immobilizzassero. Ormai morente, steso in
un angolo della stanza, Cavallo Pazzo ebbe il tempo, con voce rotta dalla
sofferenza, ma ferma e calma, di pronunciare queste parole:
”Io sono stato
nemico dell’uomo bianco… Noi preferiamo la caccia ad una vita di ozio nelle
riserve…Ora non abbiamo abbastanza da mangiare e non ci viene permesso
di…andare a caccia. Tutto ciò che volevamo era la pace… e di essere
lasciati soli. I soldati… hanno distrutto i nostri
villaggi. Poi è venuta Lunga Capigliatura… dicono che lo abbiamo massacrato,
ma lui… avrebbe fatto lo stesso… di noi. Il nostro primo impulso fu di
fuggire… ma eravamo circondati … e fummo costretti… a combattere. Dopo io
ho vissuto in pace, ma i soldati non hanno voluto lasciarmi libero… Sono
tornato all’agenzia di Nuvola Rossa. Neanche lì mi è stato concesso di vivere
tranquillamente. Ero stanco di combattere… Essi hanno tentato di
imprigionarmi… ed un soldato mi ha colpito con la baionetta… Ho detto!”
Cavallo
Pazzo morì quella stessa notte all’età di trentacinque anni. Le ultime
parole che disse prima di spirare, rivolto al padre che lo assisteva, furono:
“Di' al popolo che non può più contare su di me, ora…”.
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di Grande Nube e Falco Bianco (Carlo Alberto e Maria) - cl. V B
consultando il libro Sono tra noi" - Editrice MURSIA