Gli indiani e il governo federale
degli Stati Uniti

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Ben presto i bianchi si accorsero della totale irriducibilità della cultura indiana a quella bianca. Per questo da parte del governo americano ci fu, al momento della conquista del territorio degli indiani, il tentativo di compiere nei loro confronti un vero e proprio genocidio, cioè di distruggere completamente il popolo dei pellerossa. Furono usati i mezzi più brutali quali i massacri, la diffusione del vaiolo e del morbillo per mezzo di coperte infette e la vendita di bevande alcoliche avvelenate.

In seguito il governo federale cercò di distruggere questo popolo anche sul piano culturale; relegandolo nelle riserve gli impedì di vivere secondo la propria organizzazione sociale e le proprie abitudini.

LE RISERVE

Negli Stati Uniti esistono 200 riserve sparse in 26 stati dove vivono circa 600.000 indiani. Alcune di queste sono ricche di boschi, altre sorgono in zone desertiche o paludose. Ve ne sono alcune molto piccole ed altre molo vaste.

Le riserve furono istituite dagli americani quando, per mezzo dei trattati, costrinsero le tribù indiane a vivere in determinate zone. Generalmente sorsero su terreni poco fertili. Esse avevano dei confini ben delimitati che non dovevano essere violati né dai pellerossa né dagli uomini bianchi; spesso però questi confini non furono rispettati dai bianchi, quando nei territori indiani venivano ritrovati minerali preziosi e dagli indiani, quando, affamati, seguivano le piste dei pochi bisonti rimasti nella prateria o ricercavano la selvaggina che emigrava dai loro territori.

Ai Sioux fu assegnato, con un trattato nel 1868, il vasto territorio delle Colline Nere (Black Hills) nel Dakota. In seguito il governo americano tolse loro anche queste terre lottizzandole fra i coloni e i cercatori d’oro: ai pellerossa rimasero solo delle piccole zone insufficienti alla sopravvivenza.

La vita nelle riserve era molto dura. Le risorse del terreno e della caccia non erano sufficienti per sfamare tutti perché le zone erano povere di selvaggina e piccole rispetto ai vecchi territori di caccia delle tribù: così gli indiani cominciarono a dipendere esclusivamente dai sussidi del governo americano. Queste riserve furono veri propri “campi di concentramento” dove i pellerossa vivevano in baracche prive di qualsiasi servizio igienico e, siccome gli aiuti che passava loro il governo federale non erano sufficienti, spesso morivano di fame e di malattie. In molte riserve non vennero costruite scuole e ospedali, ma prigioni e uffici per la sorveglianza degli indiani. Gli indiani non potevano lasciare la riserva senza permesso, non potevano riunirsi in consigli, non potevano compiere i loro riti tradizionali.

Anche oggi la situazione delle riserve non è molto cambiata. Nonostante questo gli indiani delle riserve sono molto attaccati al loro territorio e rifiutano di essere integrati nella società americana.

LA PRATERIA VIENE LOTTIZZATA

Il governo degli Stati Uniti con vari trattati espropriò agli indiani delle praterie gran parte della loro terra. Inizialmente la terra venne offerta ai coloni che arrivavano dall’Europa, sempre più numerosi perché la coltivassero. Per avere diritto alla terra bastava essere o divenire cittadini americani. La maggior parte di quel terreno fu acquistato ad un prezzo molto basso dalle Compagnie Ferroviarie per costruire la ferrovia che avrebbe collegato le città sorte sulle coste dell’Oceano Atlantico con quelle dell’Oceano Pacifico.

Le Compagnie Ferroviarie avevano comprato una quantità immensa di territorio e  capirono anche che, in seguito alla costruzione della ferrovia, su quei territori sarebbero sorti paesi e città e così quella terra avrebbe aumentato il suo valore.

Alla fine del 1800 venne lottizzata anche quella parte di prateria che era stata assegnata agli indiani. Fino ad allora la terra delle riserve era proprietà delle tribù: con quella legge il governo americano assegnò a ciascun pellerossa un piccolo pezzo di terra della riserva; tutta quella che rimase fu concessa ai coloni bianchi.

Tutta la prateria, che era un tempo dominio incontrastato degli indiani e dei bisonti, in pochi anni divenne uno sterminato campo di grano i cui enormi guadagni erano suddivisi solo fra pochissime persone che diventavano sempre più ricche.

L’INDIANO NON RIESCE PIÙ A VIVERE NELLA PROPRIA TERRA

Intanto nelle riserve...  l’indiano si trovò a dover affrontare una vita dove le sue abitudini, le sue tecniche, le sue esperienze non gli servivano più. Invece che nel tipì dovette imparare a vivere in baracche quadrate e grigie. Per coprirsi non aveva più le calde pelli del bisonte da lui cacciato ma doveva aspettare la distribuzione delle misere coperte di panno. Non poteva più farsi gli abiti e i mocassini. Procurarsi il cibo diventò molto più difficile, perché i confini della riserva erano limitati e gli animali diminuivano di anno in anno. I bianchi pretesero che gli indiani coltivassero la terra, non tutti si adattarono perché la consideravano sacra. Gli indiani che si adattarono a coltivare non riuscirono a far fruttare la piccola porzione di terra che i bianchi gli avevano assegnato ed i raccolti erano insufficienti a sfamare la famiglia. Spesso accadeva anche che la terra venisse loro tolta perché non erano in grado di pagare le tasse.

Il popolo indiano si indebolì sempre di più, i bambini si ammalavano e morivano in gran numero. L’indiano, messo in queste condizioni, non fu più capace di provvedere a se stesso e, per sopravvivere, dovette abbandonarsi completamente all’assistenza del Governo Federale, rinunciando alla propria dignità ed alla propria cultura. In queste condizioni di miseria il popolo indiano era incapace di mantenersi e di governarsi.

Gli indiani, ormai incapaci di procurarsi il necessario alla propria vita, non ebbero altra scelta che affidarsi completamente all’aiuto degli uomini bianchi. Fu costituito l’“UFFICIO PER GLI AFFARI INDIANI”, un organismo che aveva il  compito di curare l’assistenza e l’organizzazione interna alle riserve. Questo ufficio, suddiviso in 10 “UFFICI DI ZONA” è diretto completamente da personale non indiano e perciò incapace di capire e sentire le esigenze delle tribù.

Questo avvenne solo per i pellerossa che dovettero trattare con il governo del Stati Uniti, mentre le tribù che erano o si stabilirono nel Canada poterono riorganizzarsi nelle zone loro assegnate. Ancora oggi vi sono riserve indiane organizzate secondo il sistema della tribù: hanno i loro capi e i loro consigli e nessuno ha loro imposto di lottizzare le zone che sono ancora proprietà delle tribù.

Ricerca fatta consultando il libro "Hoka Hey Hey" -  La Linea Editrice

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