|
Il
tempo delle guerre |
![]()
GUERRA PER SOPRAVVIVERE
Quando i primi coloni bianchi cominciarono a penetrare nel territorio indiano, furono accolti amichevolmente dai pellerossa. In seguito le cose cambiarono: i bianchi non riuscirono a comprendere le abitudini ed il modo di pensare degli indiani e gradatamente cercarono di imporre le loro leggi per coltivare e sfruttare le ricchezze del terreno. Intanto era cominciato il grande sterminio dei bisonti da parte delle Compagnie Ferroviarie e degli speculatori bianchi.
Da questo momento la guerra per gli indiani assunse un nuovo significato: essi non combattevano più solamente per conquistare la gloria, ma per garantire la loro sopravvivenza. L’arma preferita divenne il fucile. Ogni giovane guerriero desiderava possederne uno.
Il periodo delle guerre indiane iniziò nella seconda metà del 1800. Migliaia erano i cacciatori portati dai treni che sterminavano le mandrie di bisonti e migliaia i coloni che cominciarono a stabilirsi in quelle terre. Fu allora che gli indiani dettero inizio ad una vera e propria guerriglia contro i bianchi: attaccavano le diligenze, abbattevano i pali del telegrafo, fermavano i treni e distruggevano le rotaie.
Siamo nel 1862, in piena guerra di secessione, il Sud-Ovest diviene un fronte di battaglia fra gli eserciti sudisti e nordisti. I territori erano abitati da indiani pacifici (Apache, Chihuahua. Navajo). Questi territori furono conquistati dai nordisti allo scopo di chiudere le comunicazioni che i sudisti tenevano con il Messico, da cui potevano giungere gli aiuti necessari per proseguire la guerra. Le popolazioni indiane che qui vivevano, nonostante una strenua difesa, furono sopraffatte dai soldati nordisti, decimate con violenza, deportate e segregate in riserve a volte lontane migliaia di chilometri dalla loro terra di origine. Durante questi viaggi, fatti prevalentemente a piedi, molte donne, vecchi e bambini morivano di freddo e di stenti.
É dal 1864 in poi, che le
grandi pianure cominciano a subire assalti sempre più decisi. I primi a farne
le spese furono i Cheyenne e gli Arapaho. Gli indiani furono accusati di aver
rubato capi di bestiame ai coloni e questo fu il motivo per organizzare una
campagna di guerra contro i “selvaggi ostili”. Tra i vari episodi ricordiamo
il massacro di Sand Creek,
dove un accampamento composto da circa 200 uomini e 500 fra donne bambini viene
attaccato e completamente distrutto dai soldati guidati dal colonnello
Chivington (viene riportata la seguente frase del colonnello “I want you to
kill and scalp all, big and little: nicks make lice.” -Voglio che li uccidiate
tutti, grandi e piccoli: le uova fanno i pidocchi).
Gli indiani cominciarono a spostarsi verso Nord, nelle zone delle Black Hills, e intensificarono le loro azioni contro coloni, diligenze e linee del telegrafo. Nel 1865 termina la guerra di secessione e circa 35 milioni di europei si preparano ad invadere le floride terre in cui vivevano appena 300.000 indiani.
Gli indiani continuarono ad attaccare i forti dei sodati. Il capo Nuvola Rossa, dopo aver provocato i soldati del forte, tese un’imboscata al capitano Fetterman distruggendo due squadroni di cavalleria. Da questo momento le ostilità dalle due parti divennero sempre più aspre. La stampa americana dipingeva gli indiani come “selvaggi sanguinari”. Nel 1868 Nuvola Rossa accettò di firmare un trattato che assegnava ai Sioux il possesso esclusivo del territorio delle Black Hills.
Nel 1874 un gruppo di soldati,
guidati dal capitano Custer, durante una missione esplorativa, scoprì
l’esistenza di giacimenti d’oro nel territorio delle Colline Nere. Appena si
sparse la notizia migliaia di cercatori e di avventurieri si precipitarono nella
zona delle Black Hills. I Sioux scesero sul sentiero di guerra e attaccarono
senza sosta gli invasori. Fu subito inviato un esercito “per dare una buona
lezione agli indiani”. Indiani di diverse tribù si riunirono insieme e
riuscirono a riportare una grande vittoria
sul Little Big Horn, dove Custer ed il suo reggimento furono annientati
dagli indiani guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto.
Questa battaglia fu la più grande vittoria indiana, ma portò pochi frutti perché l’alleanza delle varie tribù si sciolse subito dopo. Intanto l’opinione pubblica negli Stati Uniti chiedeva vendetta per il massacro di Custer. Toro Seduto, Cavallo Pazzo e tutte le altre tribù, anche se non colpevoli, avevano le ore contate. Iniziò da questo momento una caccia alle varie bande di indiani che furono sconfitti e costretti a ritirarsi nelle riserve.