| Balla
coi lupi (Dance with wolwes) - USA 1990 |
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Regia: | Kevin Costner |
| Interpreti: | Kevin Costner (John Dumbar), Graham Green (Uccello Scalciante - lo stregone), Mary McDonnel (Alzata con Pugno), Rodney Grant (Vento nei Capelli) | |
| Genere: | Western | |
| Durata: | 2 ore e 50 minuti |
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Tempo e luogo delle azioni del film
Siamo nel 1863, durante la guerra di secessione, quando gli
Stati Uniti avevano allentato la presa sulla frontiera dell’Ovest e gli
indiani si erano fatti più audaci.
Le scene si svolgono fra il Tennessee (guerra di
secessione), e il Sud Dakota (la frontiera).
Breve trama del film
Il film è tratto da un romanzo di Micheal Blake e la
storia sembra essere veramente accaduta alla fine dell’ottocento.
L’inizio è crudele e si svolge in un ospedale da campo
in cui Dumbar, il protagonista, è ricoverato, ma
successivamente le scene raccontano di una natura suggestiva ed
incontaminata, dell’incontro fra bianco
e indiani e della scoperta dei valori di un popolo che sta per essere
annientato.
Il film narra la storia di John Dumbar, tenente nordista
che si ribella alla fratricida guerra di secessione e, creduto per sbaglio un
eroe, riesce a farsi mandare in uno sperduto forte all’estremo Sud-Ovest,
nelle grandi pianure della Frontiera “prima che scompaia”. Trova un fortino
pieno di provviste. Vi si stabilisce con il suo cavallo ed il suo diario al
quale racconta tutte le sensazioni vissute nella solitudine della prateria e i
suoi straordinari incontri: con un paesaggio incantevole, con un lupo affamato
che gli diventa amico fedele, con gli indiani, popolo che gli avevano insegnato
ad odiare e combattere e che egli invece impara ad amare, fino a disertare
dall’esercito dopo aver scoperto in sé il desiderio di diventare indiano.
Prima incontra i Pawnee, indiani violenti che combattono
contro i Sioux per il predominio sul territorio. Poi, finalmente, viene a
contatto con la tribù di Uccello Scalciante, che è accampata nei pressi del
forte. Dumbar non tarda a fraternizzare con questi indiani. Con loro si instaura
un rapporto profondo e diventano amici e complici. Impara il Lakota, la loro
lingua, e viene soprannominato “balla-coi-lupi”. Dumbar
si accorge di avere di fronte un antico popolo, che ha conservati intatti
valori come la solidarietà ed il rispetto per gli altri.
Dumbar incontra Christine, una ragazza bianca, accolta
nella tribù da bambina dopo che la sua famiglia era stata trucidata dai Pawnee,
e ribattezzata dai Sioux “Alzata-con-Pugno”. Tra i due, nonostante le
difficoltà di comunicare soltanto a gesti perché la donna ha dimenticato la
sua lingua, nasce una tenera storia d’amore.
Pace e felicità vengono brutalmente spezzati dall’arrivo
di un plotone dell’esercito americano. Balla-coi-Lupi viene catturato dalle
giubbe blu e avviato alla corte marziale come traditore. Gli amici Sioux lo
liberano con un’azione coraggiosa. Tuttavia ormai è tardi, perché
l’esercito degli Stati Uniti è già vicino all’accampamento per effettuare
un’azione di sterminio.
I titoli di coda scorrono sull’ultima scena dei due
protagonisti innamorati che si allontanano lungo un sentiero bianco di neve alla
volta del loro destino.
Tredici anni dopo i forti ed eroici guerrieri della
prateria saranno costretti ad arrendersi definitivamente.
Alcune note sul film
Costner, attore simpatico, con questo film, costatogli 16
milioni di dollari (24 miliardi di lire), esordisce anche come regista.
Questo film è stato definito un ritorno del grande
Western, con le grandi praterie, le stagioni, i bisonti, i “Soldati Blu”,
gli indiani e con i grandi sentimenti e le passioni come la solitudine, la
violenza e la pace, il confronto razziale, il perduto senso della lealtà, il
senso della natura di cui gli indiani sono custodi (intesa anche come natura
umana, cioè rispetto dei sentimenti, della saggezza, dell’onore, della lealtà,
dell’amicizia) e una storia d’amore sullo sfondo.
Tuttavia, a differenza dei western classici, dove
l’amicizia è solo tra bianchi, qui è descritta tra un bianco e un
pellerossa, e il tema dell’amore che nel Western viene spesso trattato alla
svelta, qui cresce e fa da sfondo a tutta la storia.
Nel cinema americano sono prevalsi film contro i pellerossa
“crudeli e barbari”. Con questo film Costner sceglie la strada del
rovesciamento totale, sottolineando l’assoluta colpevolezza dei bianchi non
solo nei confronti dei “rossi”, ma anche nei confronti dei bianchi disposti
ad un contatto civile con gli indigeni e non allo sterminio. Costner nel film ci
dice che i veri selvaggi si nascondono tra i soldati americani, gente spietata
che uccide senza pensarci troppo. Con questa storia il regista, oltre che
ottenere un risarcimento verso i pellerossa, attraverso la rievocazione del
passato, vuole riflettere anche sul presente e sostenere l’importanza della
fraternità e dell’accettazione dei diversi.
La bravura di Costner è stata quella di realizzare un
personaggio simile ad un Robinson Crusoè della “frontiera”, spinto solo
dalla curiosità, dall’amore per la natura e dal desiderio di conoscere i
costumi dei pellerossa. Il film illustra la progressiva trasformazione
dell’ufficiale americano in membro onorario della tribù dei Sioux. Costner,
attore e regista nello stesso tempo, descrive
attentamente le componenti del carattere e le riflessioni che conducono il
protagonista alla decisione di vivere con gli indiani: la sofferta solitudine,
la curiosità sincera verso il “diverso”, il fascino esercitato da un
modello di vita di una perfetta armonia con la natura che sta ormai tramontando
con l’avanzare dell’uomo bianco. “L’uomo bianco arriva e prende. Non
chiede mai”, dice il capo indiano Dieci Orsi.” . É da evidenziare il modo
abile attraverso cui è interpretata la sottile paura dei Sioux quando chiedono
notizie con la domanda ossessiva “Quando arriva l’uomo bianco?”,
consapevoli che segnerà la loro fine.
Da notare come Costner, al posto del solito “hugh” e
dei verbi all’infinito, fa esprimere gli indiani nella loro lingua originale
(rispettosamente sottotitolata) segno di un serio approccio alla loro cultura.
Alcuni critici individuano come un difetto gli stereotipi con cui vengono presentati gli indiani
Sioux e i soldati americani: i Sioux (interpretati quasi tutti da autentici
pellerossa, della riserva di Rapid City) sono pacifici, civili, generosi, dolci,
saggi, filosofi e pragmatici; i militari americani sono barbari, violenti,
delinquenti e distruttivi, posseduti dallo spirito di rapina, dall’istinto di
sopraffazione e dal gusto di uccidere.
Tra i pregi del
film va detto che è bello da vedere per i vasti spazi, per la natura, la
grandiosità e il fascino del paesaggio e del cielo, per il ritmo arioso, calmo e profondo della narrazione. Il film di Costner
viene spesso paragonato al capolavoro di John Ford, Sentieri selvaggi, a cui
forse si è ispirato.
Le musiche hanno
effetti caldi e coinvolgenti.
La fotografia di ogni veduta tende a fare un panorama o
controluce o con grande sfavillio di colori.
Lo stile è
stato definito manicheo, con
personaggi spesso sbozzati per linee sommarie e con forti contrapposizioni.
Carina e sensibile l’interpretazione dell’attrice di
teatro Mary McDonne, nelle vesti di Alzata con Pugno. Ha occhi intensi e una
mimica eloquente che ce la fanno ricordare con piacere
Mi sembra interessante e utile riportare integralmente una
parte di un articolo apparso sul Resto del carlino il 28 febbraio 1991, a firma
del critico cinematografico Vittorio Spiga:
"... I riferimenti alla Frontiera sono tanti : gli
indiani e i colonizzatori, la sopravvivenza degli uomini rossi e la furia rapace
dei nuovi venuti, la caccia al bisonte e l’avidità dei cow boy che tutto
distrugge, la malinconica fine di una razza orgogliosa e l’imposizione di una
nuova “civiltà”. Ma nulla vieta che, anche involontariamente, Balla
coi lupi metta in evidenza il rischio di una guerra con la quale, in questi
giorni, la nostra coscienza deve quotidianamente fare i conti. Con grande dignità
e vero senso dello spettacolo, Kevin Costner è andato a cercare l’immagine di
un’altra America, non solo quella dei grandi spazi, ma, nel cuore di una
memoria dolorosa, anche il senso di una coesistenza possibile fra comunità
diverse e differenti culture. L’incontro con l’”altro”, suggerisce
Costner, non deve essere uno scontro, la diffidenza deve far posto alla
comprensione, l’utopia deve essere il nuovo orizzonte. In quest’opera,
bellissima e appassionata, ...raramente il “diverso” in quanto “diverso”
ha avuto così importanza nel cinema americano. Raccontando l’esemplare storia
di un bianco che, con sorpresa, scopre in sé il misterioso desiderio di
diventare indiano, Balla coi lupi
mostra il contrario della guerra e, nel profondo del cuore, la possibilità di
un grande abbraccio con l’altra metà dell’umanità. ..."