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Gli  Stati  Uniti  cessarono di  stipulare trattati  con  gli indiani nel  1871, quando  il Congresso decise che "nessuna tribù  sarà riconosciuta  come nazione indipendente". 
Dopo il massacro di  Wounded  Knee, nel 1890, comincia definitivamente l'era delle riserve. Gli indiani sono depressi e impoveriti, vittime dell' alcool e del malgoverno dei funzionari  dell' Ufficio Affari Indiani. La terra tribale è affittata ai bianchi per pochi soldi, molti bambini sono sequestrati e spediti in  lontani collegi dove è proibito loro parlare la propria lingua, osservare i propri costumi e la propria fede. Molte cerimonie religiose sono vietate. La popolazione indiana negli Stati Uniti è al suo minimo storico: 250.000 persone (esclusa l'Alaska).

Dal 1949 in poi il governo cerca di spingere gli indiani in città, per far perdere loro gli ultimi legami culturali con la propria terra, ma negli anni sessanta proprio nelle città nasce il Movimento indiano e i discendenti degli indiani si sono progressivamente organizzati e hanno attuato lotte di rivendicazione per il riconoscimento di alcuni diritti civili. L'occupazione di  Wounded  Knee nel 1973 ha porta alla ribalta nel mondo i problemi degli indiani.

Oggi gli indiani sono circa 1,5 milioni negli Stati Uniti e 400 mila in Canada; metà vivono nelle riserve, situate in 35 stati, e i rimanenti nei piccoli centri dell'Ovest. Comunque molte riserve hanno gravi problemi  di inquinamento causati dallo sfruttamento delle risorse minerarie da parte delle multinazionali.
Nel Canada, gli indiani costituiscono circa il 2% della popolazione del paese e appartengono ai gruppi linguistici algonchino, irochese, athabasko, inuit;
Le condizioni sociali non sono buone: il livello del reddito è inferiore a quello medio; molti sono disoccupati e hanno una vita media più breve di quella dei bianchi.

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