|
Con questo sguardo sul lavoro di
Bettelheim, spero di
essere riuscita a dare un’idea sia di quelle che sono le esigenze psicologiche
in rapporto ai vari periodi di crescita e alle problematiche del bambino, sia
del grande aiuto che le fiabe possono dare dal punto di vista psicopedagogico:
esse rappresentano infatti uno strumento eccezionale nelle mani di chi ha a che
fare con i bambini e con le loro paure, in modo da non lasciarli soli ad
affrontarle, ma creando invece in loro l’ineguagliabile possibilità di
imparare a giocare con le proprie potenzialità interiori di creatività e
fantasia. E’ infatti importante non perdere la memoria e il contatto con le
nostre radici e con i simbolismi archetipi, perchè non basta dare alle domande
dei nostri ragazzi solo risposte razionali e scientifiche, ma bisogna saper
usare il linguaggio giusto per potersi far capire, dipendentemente dalle fasi
dello sviluppo, e creare quell’entusiasmo e quella fiducia fondamentali per la
crescita delle parti affettivo-emotive e il raggiungimento della padronanza di sè
e della propria vita.
Le fiabe inviano messaggi alla mente conscia,
preconscia e subconscia, per cui sia l’ascolto, sia l’aiuto che possono
dare, si attuano contemporaneamente a più livelli.
Forniscono al bambino la possibilità di visualizzare
il suo stato emotivo e psicologico e offrono esempi di soluzioni alle difficoltà
sia nell’immediato che nel futuro: il bambino non può infatti riuscire a
risolvere i suoi problemi in maniera razionale, lo può fare solo
familiarizzandosi con essi. E’ così che, rielaborando e meditando tutti i
contenuti e i messaggi che si trovano all’interno delle fiabe, troverà nuove
dimensioni per il proprio immaginario e potrà permettersi, sognando ad occhi
aperti, di scoprire nuovi orizzonti e nuove direzioni da dare alla propria vita.
Se l’inconscio viene represso e i contenuti non
possono essere portati alla coscienza, la mente conscia sarà alla fine
sopraffatta da questi elementi dell’inconscio o sarà altrimenti costretta a
mantenere un controllo talmente rigido che l’intero sviluppo della personalità
ne verrà danneggiato. Se invece il bambino avrà la possibilità di far
filtrare lentamente delle piccole parti inconsce, comprese e razionalizzate
attraverso le fiabe, riuscendo piano piano a rielaborarle, potendoci giocare
sopra, ecco che un po’ alla volta otterremo il risultato che stiamo cercando,
cioè la comprensione, il superamento delle difficoltà e dei complessi e la
liberazione di parti di energia psichica precedentemente utilizzate per la
rimozione, che saranno invece rese nuovamente fruibili e diverranno parti
estremamente vitali.
Questo è molto importante nel momento in cui il
bambino stia vivendo una vita che non lo soddisfi, che sia molto difficile o con
una pesante sofferenza psicologica. Credendo alla fiaba, infatti, può
cominciare a convincersi di essere, o quantomeno di poter diventare forte,
potente, vincente come l’eroe, di poter affrontare qualunque fantastica
avventura, di sconfiggere i giganti, di tramutarsi in tutto ciò che vuole, in
modo da poter riemergere, anche nella vita reale, con la sensazione di essere
sufficientemente robusto e valoroso per superare tutte le insicurezze o i sensi
di inferiorità.
Le fiabe iniziano infatti sempre con situazioni di
solitudine, abbandono, incapacità, piccolezza, inferiorità, che sono le stesse
che i bambini provano così frequentemente, e li portano, invece, servendosi dei
processi di pensiero infantili, a trovare dei nuovi orizzonti in cui è
possibile superare tutte le problematiche ed avere una visione ottimistica della
vita.
Sappiamo che all’interno della mente del bambino si
agitano un’enorme quantità di fantasmi, di problemi e di ansie non risolte
che i genitori non sanno insegnare a controllare (spesso perchè non sono a loro
volta in grado di farlo) e che cercano quindi di evitare distraendo il bambino,
sminuendone l’importanza e la pregnanza o negandoli addirittura, mentre il
piccolo ha assoluto bisogno di risolvere queste problematiche per poter
sviluppare una crescita vera.
Infatti, questa confusione interna, che è già
difficile da gestire per un adulto, lo è ancora di più per un bambino piccolo,
il quale ha iniziato fin dalla nascita a percepire il mondo come un insieme
estremamente confuso di cose. (I bambini non possono afferrare le sfumature, le
gradazioni; per loro le cose sono o tutte belle o tutte brutte, o tutte buone o
tutte cattive: esattamente lo stesso modo di intendere e di illustrare la realtà
che viene visualizzato nelle fiabe.)
Anche durante la fase edipica la fiaba offre la
possibilità ai bambini di capire che gli adulti, compresi i loro padri e le
loro madri, condividendo e accondiscendendo le speranze e le vittorie del
protagonista, anche quando il rivale è rappresentato da un personaggio che
incarna il genitore edipico dello stesso sesso, sono consapevoli di questo
passaggio di crescita dei figli e sono in grado di accettarlo e approvarlo.
In questo modo ogni genitore può mantenere la sua
funzione parentale, ma può, a livello fantastico, far capire al bambino che
condivide con lui la realizzazione dei suoi desideri, compreso quello di vincere
sui rivali, anche nel momento in cui il rivale è egli stesso.
Non è infatti positivo o funzionale incoraggiare
verbalmente il bambino a maturare, perchè egli penserebbe che lo si vuole
vedere già pronto per andarsene da casa, che ci si voglia sbarazzare di lui,
mentre dovrà potersene andare quando vuole, dove vuole, per le strade che lui
stesso si è scelto, come indica la fiaba, che accenna, ma non consiglia, non
esige e non specifica nulla: tutto è lasciato al libero arbitrio
dell’ascoltatore. “Nella fiaba tutto
è detto implicitamente e in maniera simbolica: quali devono essere i compiti
adatti alla propria età, come bisogna affrontare i propri sentimenti
ambivalenti circa i propri genitori, come si può dominare questo tumulto di
emozioni. Inoltre essa avverte il bambino di alcune trappole che può aspettarsi
e magari evitare, sempre promettendo un esito favorevole.”
Le fiabe poi illustrano al bambino quello che c’è
al di là delle pareti domestiche, quello che c’è nel mondo al di fuori della
propria famiglia ed è molto importante che questi messaggi, questi chiarimenti
gli vengano dati, per non rischiare un impoverimento dello sviluppo della
personalità.
Marina
Zaoli
11
marzo 2002
|
Introduzione
Interventi:
Perché
i miti e le fiabe nella scuola elementare?
Corso
di aggiornamento tenuto dalla dott.ssa Marina Zaoli alle insegnanti
del Circolo dal titolo
"Il mito e la fiaba, un percorso per crescere"
Volete
sapere perchè i Pokémon piacciono tanto ai bambini?
|