Perché i miti e le fiabe nella scuola materna ed elementare?
Riflessione su miti e fiabe come strumento di relazione con gli alunni


 

I miti e le fiabe sono uno dei migliori strumenti che abbiamo in mano per poter comunicare con i bambini in maniera immediata, infatti i personaggi di fiabe, miti e leggende riescono a catturare l’interesse e l’attenzione dei bambini dato che si riallacciano alle immagini archetipi presenti nell’inconscio di ognuno di noi.
Ogni volta che si riesce a portare a livello di coscienza del materiale sedimentato nell’inconscio questo provoca una stimolazione e un aumento dell’attenzione e della memoria e un reale piacere nella lettura e nell’apprendimento. Questo processo provoca una ricaduta positiva su ogni aspetto della conoscenza creando presupposti per stimolare la curiosità verso nuovi saperi.
In un progetto attuato con la classe III e IV B della scuola elementare Margherita Zoebeli di Santa Giustina di Rimini, durante gli anni scolastici 1999/2000 e 2000/2001 abbiamo avuto modo di considerare l’importanza di mantenere vivo il rapporto con il linguaggio del mito e della fiaba.
E’ questo infatti un linguaggio basilare dell’inconscio, e risulta il più consono per entrare in contatto con la personalità infantile, in cui la parte razionale è ancora in via di formazione. E’ un linguaggio spontaneo e, fino alla pubertà, è quello più facilmente concepibile dalla mente del bambino. Inoltre fin dall’inizio della storia umana, così come di quella personale di ciascuno di noi, è servito con simboli ed immagini a creare una prima raffigurazione della realtà che ci circonda.
Il progetto didattico è trasversale a più discipline, italiano, educazione all’immagine e storia. La dott.ssa M. Zaoli, medico psicoterapeuta e scrittrice di fiabe per ragazzi, ha sostenuto l’iniziativa attraverso un contributo di consulenza con gli insegnanti e di attività con gli alunni che ha incontrato in classe in più momenti.
In classe gli insegnanti hanno stimolato la fantasia dei bambini raccontando miti e fiabe classiche che, secondo l’ intento didattico avrebbero dovuto aiutarli a recuperare nella loro memoria antiche domande che avrebbero dovuto offrire loro nuovi strumenti per risolvere quelle attuali.
Sono stati letti racconti di gnomi, di magia, di trasformazioni questo percorso ricalca meccanismi psichici e immagini “archetipi” che possiamo ritrovare nelle mitologie di tutto il mondo.
Lo gnomo è infatti identificabile nella figura del folletto e del ‘genius cucullatus’ della cultura romana e celtica, ma è allo stesso modo Dis Pater, Plutone e Sucellos, ovvero il Caronte dantesco. Anche le trasformazioni che ritroviamo nelle fiabe sono le metamorfosi della cultura classica e dei miti, ma sono presenti nella mente del bambino come immagini simboliche dai molteplici significati. Il riconoscerle e il confrontarle con quelle presenti nella propria mente porta il bambino ad una maggior consapevolezza.
L’ esperimento di rivisitazione della cultura antica e classica del mito ha suscitato molto interesse ed ha riportato effetti positivi nel percorso personale e didattico di tutti i bambini.
Il raccontare miti e fiabe consente di comunicare con i bambini, promuovere le capacità cognitive, e li aiuta a raggiungere un sano sviluppo psicologico.
Ciò permette un rapporto immediato con gli strati più profondi della psiche e dà un valido aiuto nella visualizzazione e nella risoluzione dei conflitti interni e nelle problematiche legate all’età. In questo modo è possibile sostenerli sia nella crescita, sia nell’affrontare le paure e superare gli ostacoli.
Negli ultimi decenni, le fiabe e i miti classici sono stati emarginati, se non del tutto eliminati: forse nel tentativo di abbattere schemi rigidi e ruoli prefissati, che sembrava dovessero togliere spazio alla fantasia. Forse perché nelle fiabe ci sono situazioni molto forti, si parla di esseri spaventosi, quali streghe, orchi, lupi, animali voraci, regine cattive, si parla di aggressività, di fedeltà e responsabilità e non sembrava logico che i bambini (e specialmente i più piccoli) si dovessero confrontare con queste problematiche.
Si è quindi smitizzato, si è tolto valore e pregnanza, si è stravolto il significato di quelle importantissime testimonianze e insegnamenti che sono miti e fiabe, sostituendoli, nella maggior parte dei casi, con racconti di altro genere.
Si è tolta, insomma, l'anima alle cose, si è tolta la parte magica, misteriosa, inconscia, introspettiva. Si sono come assopiti il contatto con la nostra essenza più profonda e vitale, la ricerca della propria dimensione personale e interiore, il bisogno di capire certi messaggi che il mondo ci manda, così importanti per la nostra esistenza, la parte più recondita e nascosta di noi stessi, della nostra storia personale e della storia degli uomini in generale.
Il bambino non può infatti utilizzare il pensiero razionale come principale strumento per distinguere le realtà esterne e interne a lui (anche perché il suo Io è ancora in via di formazione), ma deve fantasticare, “giocare con le idee”, per poter comprendere il mondo che lo circonda, gli altri e sé stesso. Deve seguire un suo filo logico che non è lo stesso che seguono gli adulti, aderente alla realtà, ma è formato da elaborazioni fantastiche e magiche che gli fluttuano nella mente e che, come abbiamo visto, creano le stesse immagini, si avvalgono degli stessi simbolismi e sono sovrapponibili alle produzioni dei nostri lontani predecessori, proprio perché parlano con un linguaggio archetipo.
Togliendo quindi miti e fiabe, si impedisce quel fantastico e magico incontro, che dovrebbe accompagnare il bambino nella sua crescita, trasmettergli la sicurezza di una stabilità del suo destino personale, dargli la possibilità, di intuire, scoprire, capire, di sognare e di creare, di trovare la propria dimensione e identità interiore.
Se raccontiamo ai nostri bambini di un mondo interiore semplicistico, vuoto di emozioni, estremamente superficiale o volutamente logico, che aiuto possiamo dare loro per capirlo e per viverci dentro, dal momento in cui la loro realtà è molto più caotica, spaventosa, piena di passioni, risentimenti, angosce, paure, rabbie e amori di quella che descriviamo?
Più l'individuo è immaturo, infatti, e più si agitano dentro di lui tutti i fantasmi dei sentimenti inespressi e non conosciuti che non sono stati in grado di trovare ancora una loro collocazione e una loro elaborazione.
Uno degli esempi più eclatanti di quanto i bambini abbiano bisogno di determinati simbolismi e di questo linguaggio, è dato dalla scelta dei cartoni animati.
Vi siete mai chiesti infatti perché i bambini siano così attratti da quelli giapponesi e, se liberi di scegliere li preferiscano a tutti gli altri tipo Puffi o consimili che sono invece tanto amati dalle mamme?
Ebbene proprio perché questi cartoni si rifanno a racconti mitologici, usano determinati simboli e valori arcaici e magici, che noi europei utilizziamo ben poco; parlano di onore, di vendetta, di lotta, di antiche e strane leggende, di sentimenti al di fuori del tempo e dello spazio. Parlano di resistenza alla sofferenza e alla fatica, di accadimenti magici, di vita e di  morte.
E i bambini vogliono sapere, rendersi conto, capire anche tutto quello di cui noi non vorremmo parlare, perché non vorremmo mai che entrassero in contatto con questi problemi, noi stessi non sappiamo come affrontarli, sono tabù per la nostra società e sarebbe oltretutto inappropriato e  fonte di un’angoscia insostenibile parlarne a livello reale.
Ma i cartoni animati e le storie che raccontiamo sono banali e senza significato, se fanno ridere piaceranno ai bambini più grandi che avranno già appreso capacità di ironia, ma non ai piccoli, che prima di poter scherzare, hanno bisogno di capire, chiarire, razionalizzare.
Attraverso l’identificazione con l’eroe, che trasmette un forte ideale di giustizia, il bambino impara a comportarsi, ad impegnarsi, a non desistere dai propri propositi, anche in mezzo alle difficoltà, quando la meta sembra irraggiungibile o i nostri rivali non sono esempi di correttezza e di lealtà
.
Ecco allora le fiabe e i miti che incarnano sia il bisogno di magia del bambino, la sua logica infatti è ancora quasi completamente inconscia e quindi magica e onnipotente, sia la necessità di trovare una risoluzione valida ai propri conflitti interni, che vengono evidenziati tramite l’identificazione con i personaggi e le varie situazioni.
Da qui l’importanza del raccontare e leggere miti e fiabe, ma anche di far inventare racconti di questo tipo ai bambini. Ed è a questo punto che diventa fondamentale anche l’impegno della scuola, che deve, al giorno d’oggi, riempire i vuoti di determinate sfaccettature cognitive che erano un tempo saturati a livello familiare e che sono ora lasciati scoperti da una famiglia, che è frequentemente mononucleare, spesso sradicata dai luoghi d’origine o addirittura formata da un solo genitore, e in cui il tempo da passare con i bambini è sempre più limitato e volto prevalentemente a situazioni di ordine pratico e immediato.
Si accompagnano i figli a svolgere innumerevoli attività, li si lasciano davanti al televisore, si invitano gli amichetti, ma non rimane mai il tempo di insegnare loro a giocare con le proprie potenzialità interiori di creatività e fantasia, di indirizzarli, nel linguaggio più adeguato, verso un giusto percorso di vita, dando loro i suggerimenti per superare quelle situazioni di difficoltà che potrebbero frammentarne o paralizzarne la crescita, di estrinsecare ed evidenziare quelle che sono le loro problematiche del momento.
Il bambino che è invece stato messo a stretto contatto con il mondo della fiaba sa come trovare la giusta soluzione, affrontare i pericoli e vincere le difficoltà. Riuscirà a inventare una trama in cui utilizzerà quelle che sono le immagini del suo mondo interno e le sue problematiche del momento, potendo così esteriorizzare e proiettare i suoi vissuti e i suoi bisogni nella storia che ha ideato, ma sarà anche in grado di trovare autonomamente le risposte adeguate ai suoi bisogni adattando un finale e le soluzioni già viste in altri racconti a lui noti.                                  

Marina Zaoli (medico psicoterapeuta)
Daniela Lazzeri  e Flavio Genghini (insegnanti di classe)

Giugno 2001

Introduzione

Interventi:

Perché i miti e le fiabe nella scuola elementare?

 

Corso di aggiornamento tenuto dalla dott.ssa Marina Zaoli alle insegnanti del Circolo dal titolo
"Il mito e la fiaba, un percorso per crescere"

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